ALIMENTAZIONE E NEURODIVERGENZE

Le neurodivergenze si riferiscono a differenze nel funzionamento del cervello e nel modo in cui le persone elaborano informazioni, percepiscono il mondo e interagiscono con gli altri. Queste differenze sono considerate varianti naturali del funzionamento umano, piuttosto che "disabilità" nel senso tradizionale del termine.

Le persone con neurodivergenze quindi hanno modalità di pensiero, apprendimento e comportamento che differiscono da quelle delle persone neurotipiche (cioè le persone che non presentano differenze neurologiche significative).

Le principali neurodivergenze che possono interferire con l’alimentazione sono:

ASD (Disturbo dello Spettro Autistico)

ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività)

 

Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e alimentazione 

Le evidenze scientifiche ci dicono che l’ASD interferisce sul modo di alimentarsi in vari modi: studi mostrano che circa il 70-80% dei bambini con autismo ha qualche tipo di difficoltà alimentare, come rifiuto di cibi o una dieta ristretta.

Comportamenti alimentari e preferenze nelle persone con autismo

Le persone con autismo, in particolare i bambini, possono manifestare comportamenti alimentari atipici, che includono:

- Selettività alimentare: preferenza per una dieta limitata, scegliendo solo cibi specifici o particolari consistenze (ad esempio, cibi croccanti o morbidi). Questo può portare a una dieta poco variegata, spesso povera di nutrienti essenziali.

- Ipersensibilità sensoriale: sensibilità alterate verso odori, consistenze, gusti e colori del cibo. Queste reazioni sensoriali possono portare a rifiuti di cibi che altri bambini o adulti mangiano senza problemi.

- Routine rigide: seguire routine molto rigide, e ciò si estende anche ai pasti. I cambiamenti nei cibi o nella modalità di preparazione possono essere fonte di stress.

Disturbi gastrointestinali e autismo

 Le persone con ASD sono più inclini a soffrire di GI come costipazione e diarrea, dolori addminali o gassosità e reflusso gastroesofageo.

Studi scientifici suggeriscono che fino al 70% delle persone con autismo possano avere disturbi GI, e questi sintomi possono influenzare l’alimentazione. È possibile che un dolore persistente o il disagio durante i pasti contribuisca a una selezione alimentare ristretta o addirittura a un rifiuto del cibo.

 

Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e alimentazione

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è un disturbo neuropsichico caratterizzato da difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività. Uno degli aspetti frequentemente esplorati nel trattamento dell'ADHD riguarda la nutrizione e il ruolo che l'alimentazione può giocare nella gestione dei sintomi.

 

Comportamenti alimentari e preferenze nelle persone con ADHD

Le persone con ADHD tendono a mostrare comportamenti alimentari atipici rispetto ai loro coetanei, che includono:

- Preferenze alimentari selettive: dieta più ristretta e selettiva a favore di alimenti più "veloci" e ad alto contenuto calorico, come snack zuccherati e junk food.

- Irregolarità nei pasti: stile alimentare disordinato, assenza di alcuni pasti e digiuni prolungati.

Studi hanno mostrato che gli individui con con ADHD tendono a presentare un’alimentazione meno equilibrata, con una minore assunzione di nutrienti essenziali come vitamine, minerali, fibre e acidi grassi omega-3.

 

Ruolo dei micronutrienti e di un’alimentazione equilibrata

Una serie di micronutrienti è stata associata al trattamento dell'ADHD e vari studi hanno esplorato il ruolo di vitamine e minerali come Omega-3, Zinco, Ferro, Magnesio e Vitamina D nella gestione dei sintomi

Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, proteine magre e cereali integrali, è fondamentale per tutti, ma può essere particolarmente utile per i bambini con ADHD, che tendono a fare scelte alimentari meno salutari. Un'alimentazione varia e bilanciata può aiutare a mantenere stabili i livelli di energia e migliorare la concentrazione.

 

Conclusioni

In sintesi, la relazione tra queste due neurodivergenze e alimentazione è complessa e continua a essere oggetto di ricerca. Se da una parte è forte l’evidenza scientifica che esiste un legame tra neurodivergenze e problematiche alimentari, è anche vero che l’alimentazione non ha il potere di “curare”. È fondamentale che le strategie dietetiche e comportamentali vengano scelte in collaborazione con un dietista e che ogni percorso tenga in considerazione il tipo di neurodivergenza e stabilisca con il paziente e la famiglia obiettivi realistici e sostenibili in base alla problematica alimentare specifica.